La renna luminosa e le patatine colorate

«Amore …» sussurrò Maura, inclinando il collo a sinistra: «Dimmi che non ti arrabbi se ti chiedo un favore …».
Omar, steso sul divano con gli occhi chiusi, lasciò parlare per un attimo le sue braccia intrecciate dietro la nuca.
«No, non mi arrabbio, lo sai …».
«Amore, è stata una giornata intensa, ma …».
«Tranquilla, fiore …», disse il ragazzo aprendo gli occhi.
“Sei bellissima!”, pensò Omar “ed il resto ha poca importanza!”. La ragazza, intanto, si era rannicchiata vicino a lui, senza mai smettere di guardarlo
«Tra poco mio fratello porta qui il piccolo Manuel … potresti occuparti tu, di lui, per un’oretta? Giusto il tempo di chiudere con alcuni documenti che mi sono portata dall’ufficio …».
«Nessun problema, lo porterò a fare una passeggiata …».
«Con questo freddo?».
«Mi assicurerò che sia infagottato a dovere!».
«Ti amo …», disse Maura, slanciandosi per baciare il suo amato e arrestandosi a pochi centimetri dalla sua bocca per via del campanello della porta di casa che aveva preso a suonare.
«Amore di zia! Vieni, abbracciami … guarda chi c’è!».
Il piccolo Manuel era un bambino di appena 7 anni, dallo sguardo attento e dai capelli scuri, lunghi fino alle spalle.
«Manuel, ciao, ti ricordi di me? Vero?», disse Omar con aria poco convincente, senza riuscire ad attirare il sorriso di quel bambino in apparenza assai timido.
«Zio Omar, sei tu!», rispose con sicurezza il bambino, facendo tracimare di dolcezza il cuore già dolce dei due innamorati.
«Che ne dici, Manuel? Ti va se andiamo a comprare qualcosa di buono da mangiare per la zia?».
Il piccolo Manuel annuì, lasciandosi scappare un sorriso ed un saltello appena accennato.
Lungo la strada che iniziarono a percorrere con passi veloci, il freddo delle notti d’Avvento aveva accelerato i movimenti dei passanti, da lì diretti al lungofiume.
«Sembrano delle marionette!», disse Omar, per attirare l’attenzione del bambino che lo seguiva con il viso annoiato.
«Non mi piacciono le marionette!», rispose con durezza il piccolo Manuel, prima di abbassare la testa.
«Perché?».
«Mi fanno paura … sono tutte uguali …».
«Anche a me fanno paura, sai?», aggiunse Omar, cercando di non mostrare il suo stupore davanti a quella risposta così acuta del nipotino.
«Ho un po’ di freddo …», riprese il piccolo.
«Dammi la manina, attraversiamo la strada e siamo arrivati!».
«Va bene!».
Il supermercato all’angolo di via Gene Kelly, quella in cui abitava Maura, era poco frequentato alle 19:00, perciò Omar ed il piccolo Manuel furono liberi di curiosare con calma tra i reparti più golosi.
«Di cosa avresti voglia adesso?», chiese lo zio.
«Patatine colorate!», rispose il nipotino, illuminandosi finalmente per la prima volta, addirittura da quando si erano conosciuti.
«Colorate?».
«Sì, quelle rosse …».
«Ah … Ho capito! Quelle con la paprika! Ma non sono troppo piccanti per te?».
«No, no, papà, quando poteva, me le comprava sempre …».
«Ok, aggiudicate! Patatine rosse in arrivo per Manuel …».
Il bambino, ora, sembrava irriconoscibile, sorrideva in tutte le direzioni e stringeva forte la mano di Omar, tirandolo con decisione verso il corridoio delle patatine.
«Piano, Manuel! Ma come fai a sapere che sono da quella parte?».
«Perché le mettono sempre vicino all’uscita?».
«Aspetta, ma un dolcetto per la zia non lo prendiamo?».
«Non serve, le darò le mie patatine …».
«E no … Prenderò delle patatine non colorate per la zia … le tue, potrai mangiarle soltanto tu!».
Ultimata la scelta del regalo da portare a zia Maura, Manuel ed Omar si avviarono, quindi, verso la cassa, dove una dipendente, visibilmente provata dalla giornata lavorativa, aveva già dato inizio alle operazioni di chiusura.
«Sembrano caduti …», disse il bambino a bassa voce, guardando la cassiera, ormai a tre metri da loro.
«Cosa?», rispose Omar incuriosito.
«Gli occhi di quella signora …», riprese Manuel, passandosi le mani sotto le palpebre.
Dietro di loro, intanto, attendeva in fila soltanto un cliente, che, tuttavia, vedendo quell’adulto dialogare con un bambino e prendersela comoda, sbuffava visibilmente per il tempo perso.
Manuel, di nuovo in strada, prese, invece, a saltellare per via Kelly, trattenuto a stento dalla mano di Omar che non poteva quasi credere ad un simile cambiamento.
Improvvisamente, però, il piccolo si bloccò, come se si fosse fatto male ad un piede.
«Manuel?».
«Che c’è?».
«Che fai?».
«Niente!».
Omar si accorse, che, in realtà, il bambino stava fissando la luminaria a forma di renna, sospesa nel buio di un giardino recintato alla loro destra.
«Ti piace quella renna?», disse allora il ragazzo con dolcezza.
«Papà mi ha promesso che me la comprerà il prossimo anno …».
Omar iniziò a lacrimare all’istante e mordendosi le labbra, chiuse gli occhi per non farsi vedere da Manuel.
La dignità di quel bambino e di suo padre, davanti alla difficoltà economica che li aveva travolti proprio durante le festività natalizie, lo commossero profondamente.
«Dimmi la verità, Manuel …», riprese Omar, sforzandosi di camuffare la voce di chi ha pianto da poco: «Sei triste perché per Natale vorresti la renna luminosa?».
«No, no …».
«E allora che hai?».
«Sono felice … perché tu mi hai comprato le patatine colorate … proprio come quelle che mi comprava sempre il mio papà …».
Pierpaolo Lazzaro, da “L’umanista che sconfisse l’umidità”
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