“La grande bellezza”

La “Grande bellezza” di Paolo Sorrentino è un conte philosophique poetico, fitto di rimandi culturali alti: da Fellini a Flaiano, da Pasolini a Fitzgerald, da Giotto a Bruegel il Vecchio. Una commedia umana che ha smarrito la bussola si accalda in feste di cui non sente il sapore, ma nonostante le quali sente ancora il sibilo del sacro di una suora centenaria.
Su tutti svetta un Candido al contrario, Jep Gambardella, seduttore solitario, vittima del suo narcisismo disilluso, ma nostalgico innamorato dell’età dell’innocenza.
Il film ha inizio con una Roma mattutina, ammaliatrice di turisti stranieri, e si chiude di fronte agli occhi di una ragazza che ha fatto la sua scelta d’amore all’alba su una spiaggia da cartolina impressionista con tanto di faro sullo sfondo. Un cammino in bilico tra sacro e profano che è tenuto insieme da immagini topiche e potenti, come la sosta quasi magica dei fenicotteri rosa al cospetto del sole nascente, che richiamano all’ “insensata” bellezza dell’esistenza.

Pierpaolo Lazzaro

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in critica letteraria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...