Un brivido vi dimostrerà che la pioggia è il nostro doppio più profondo! Abbandonate le vostre sicurezze iniziando a leggere …

« Eh Vabbè! Numero inesistente! Ma che cavolo ti prende stasera».
Francesca lanciò con rabbia sul cruscotto, il suo smartphone, comprato da un mese.
« Sarà che la manda giù come se ci mancasse l’acqua da anni?».
L’automobile si faceva largo tra le gocce di pioggia fitta come un attore esordiente tra le pieghe del sipario abbassato.
« Chissà se Daniele è riuscito a tornare a casa con questo tempaccio!».
Le prime case di Vissera erano già visibili con le loro luci fioche e rossicce, la strada ora fiancheggiava il mare. Non si vedeva quasi nulla intorno, né la baia, al di là della spiaggia, né la spiaggia stessa.
Lo sfondo alla sua destra era un unico intreccio di tinte scure e fluide.
Francesca rallentò, voleva sentire il rumore del mare visto che non poteva vederlo.
Abbassò il finestrino, tirò fuori il braccio sinistro e allargò il palmo della mano verso il cielo.
In uno di quegli attimi di bellezza, che si fanno avanti senza preavviso, i suoi occhi, ipnotizzati dalle gocce di pioggia adagiate sul parabrezza, guardarono nel passato.
Strade dove era stata bene chiedevano spazio tra i suoi pensieri nostalgici, ma soltanto per qualche lungo secondo, giusto il tempo di scorgere ad un centinaio di metri dalla sua macchina, sotto la pioggia battente qualcosa che si muoveva vicino alla riva con un’andatura a lei molto familiare.
« Dio mio, ma cosa … Forse l’insistenza ossessiva di questo temporale mi sta provocando colpi di sonno e allucinazioni », si disse, guardandosi nello specchietto e strofinandosi gli occhi.
« Non è possibile che Daniele cammini in riva al mare nel pieno di un acquazzone ».
Di colpo, lo smartphone, come offeso dal gesto violento della sua proprietaria, attaccò a suonare con insistenza molesta.
« Ah, ora hai deciso di funzionare!», sbraitò Francesca, allungandosi sul volante per riprenderlo.
“È Daniele. Sarà già a casa!” pensò illuminandosi di gioia prima di rispondere.
« Amore, pronto! Mi senti! Pronto! ». «Amore mio, ma dove sei? », piagnucolava Daniele: « Ti aspetto da un’ora …». Ma, per alcuni interminabili minuti, la comprensibilità del suo amato si affievolì sempre più.
L’interferenza causata dal maltempo, le impediva di sentire quello che Daniele stesse dicendo. Improvvisamente, però, la qualità dell’audio migliorò in modo netto: « Amore mio », urlava Daniele «ho avuto un contrattempo pazzesco, non so se tu sia già a casa, ma ti prego di passarmi a prendere, sono rimasto a piedi … Ora sto cercando di rientrare in paese via spiag … », il telefono smise di funzionare nuovamente.
Francesca iniziò a tremare e sentì il suo cuore sbattere come una porta infastidita ripetutamente dal vento.
« Che cosa è successo! Oddio. Allora … è Daniele quella figura curva che gesticola sulla battigia », sospirò la ragazza, in preda al panico, mentre si passava la mano destra fra i capelli e, contemporaneamente, svoltava con la sinistra verso la spiaggia.
La rassicurante SS 75, dopo appena qualche metro, cedette il passo ad una discesa sterrata e incerta, che faceva sobbalzare l’utilitaria di Francesca, troppo cittadina per percorsi di quel genere.
La ragazza fissava la strada restringersi nella macchia mediterranea con occhi morti.
La sua anima, in quel momento, troppo impegnata a farsi interrogare da un turbine di pensieri cupi si lasciava guidare soltanto dal suo fiuto femminile.
Il tettuccio sopra di lei, invece, rimbombava sotto la pioggia insistente come un lavandino rotto, nessun altro rumore era udibile oltre a quello.
Le ruote dell’auto cominciarono a fare fatica in quella loro avanzata notturna e Francesca, in un istante di lucidità, pensò: “Vuol dire che il terriccio si sta ammorbidendo per far posto alla sabbia”.
Francesca accese gli abbaglianti con decisione. Il mare, adesso, le si apriva davanti al tergicristalli più nero e soffocante rispetto a quando, con il distacco di chi si sente al sicuro, lo aveva immaginato dall’alto della statale.

Da “Piovono doppi”

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